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Tecnica

Martin pescatore in azione

La giornata era molto soleggiata e mi ha permesso di utilizzare soltanto 800 iso per avere un tempo velocissimo come 1/3200. Il Martin pescatore è velocissimo, e bisogna studiarlo un po per capire la sua zona preferita di tuffo. Una volta regolata la messa a fuoco ho aspettato che si posasse sul ramo solito ed ho aspettato. Consiglio di non rimanere a guardare dentro l’oculare ma guardare la scena ad occhio nudo con il dito pronto allo scatto continuo.

Dati di scatto:

T 1/3200 – diaframma 8 – iso 800 – esposizione -0.3

Distanza focale 135mm

Una tazzina di caffè

Foto commissionata. Una tazzina di caffè con sfondo un sacchetto di juta e chicchi di caffè. Usati due softbox, a destra la luce principale, a sinistra la luce secondaria dimezzata per dare un po di contrasto. La foto originale è senza l’effetto del fumo che è stato aggiunto in pp su volere del commissionante. (la pubblicità ha poche regole). Problema principale riscontrato, è che il caffè dopo pochi secondi inizia a ritirare la crema superiore lasciando il bordo della tazzina sporco. Quindi bisogna usare più caffè fatti al momento.

Foto: Giancarlo Neccia

 

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I due softbox usati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La foto originale senza fumo

Samyang 14mm f.2,8 – Supporto filtri

Samyang annuncia l’arrivo del supporto filtri Cokin per il 14mm f.2,8.

Samyang Europa ha introdotto il supporto del filtro SFH-14 per il suo 14 millimetri F2.8 . Tre filtri rettangolari saranno realizzati da Cokin. Il SFH-14 arriverà nelle versioni standard e V-DSLR cine. Il supporto è dotato di doppie guide per utilizzare uno o due filtri allo stesso tempo e può essere utilizzato sia verticalmente che orizzontalmente.

Il costo si aggira intorno ai 30 euro.

Leggi tutto su:

http://www.dpreview.com/news/2014/01/24/samyang-announces-14mm-f2-8-lens-filter-holder

Birdgarden e un capanno portatile

Birdgarden e un capanno portatile

Fotografare le bellezze della natura è forse uno dei più interessanti campi della fotografia. Una semplice passeggiata,  può farci riportare a casa uno scatto paesaggistico, o un fiore, un animale.  Però sappiamo che la natura non è a disposizione dei fotografi, e spesso un fotografo amatoriale non ha a disposizione intere giornate o settimane per spostarsi e fotografare.

Una soluzione per risparmiare tempo è senza dubbio pianificare e studiare il più possibile cosa e dove si vuole fotografare, ma c’è un sistemino più comodo per riportare a casa degli scatti niente male.

Il BirdGarden

Il birdgardening consiste sostanzialmente nel creare delle condizioni ottimali affinche gli animali e soprattutto gli uccelli possano sostare per cibarsi, bere ed eventualmente nidificare, avendo così la possibilità di fotografarli con relativa facilità. Non necessariamente bisogna avere un giardino proprio, ma basta avere un punto facilmente raggiungibile da casa dove poter rifornire di cibo una mangiatoia.

Io di solito metto la mangiatoia nei primi giorni di ottobre e la tolgo nel mese di marzo, installo dei piccoli rami che gli uccelli useranno come posatoi e a noi permetteranno di scattare qualche foto.

Una cosa molto importante è non far mancare mai del cibo, gli uccelli una volta abituati faranno affidamento su quella scorta alimentare e non trovarla è come mandarli a morire, quindi non mettiamo mangiatoie se poi non possiamo rifornirla ogni due tre giorni.

Una volta abituati, a noi non resta che mimetizzarci e scattare, se poi abbiamo un capanno poratile ancora meglio, possiamo fare foto da pochi metri e riportarci delle belle imagini.

I capanni Ameristep (foto sopra) sono facili da trasportare grazie ad una borsa zaino in dotazione, si aprono e si richiudono facilmente, se lo acquistate in America lo pagate intorno ai 60 dollari, molto meno che acquistarlo nelle armerie italiane.  Si può usare anche in un bosco o vicino ad un corso d’acqua dove magari abbiamo avvistato il Martin pescatore, insomma è molto comodo e maneggievole.

Cinciarella fotografata da circa tre metri dal capanno.

Cinciallegra fotografata da circa cinque metri.

Nelle vicinanze delle mangiatoie si possono installare dei nidi artificiali (autocostruito o acquistato) con una webcam all’interno e avere questi risultati.

E magari assistere all’involo dei piccoli di cinciarella

Conclusione, il birdgardening può darci delle grandi soddisfazioni facendoci fotografare ma più che altro facendoci  assistere alla natura da vicino.

 

 

 

M13 – Astronomia

di Gruppo astrofili “La via delle stelle”

Foto del bellissimo ammasso globulare M13

ammasso globulare M13Questa foto dell’ammasso globulare M13 è la somma di due pose di 90 secondi a iso 800, al fuoco diretto di un Celestron focale 2800 f10 riportato nella foto sotto.

Tanto per dare qualche numero, l’ammasso ha un diametro di circa 165 anni luce, l’età è stimata intorno ai 12 miliardi di anni e dista dalla terra 23 anni luce.

Per essere così luminoso ad una così grande distanza, la sua luminosità reale è  circa 300.000 volte maggiore di quella del nostro sole.

Tornando alla tecnica dobbiamo dire che la fotocamera, (canon 7d) veniva comandata direttamente dal pc situato in una postazione distante qualche metro.

Per questa serie di foto astronomiche è stata usata la tecnica del cartoncino, che consiste nel tenere davanti al telescopio, un cartoncino nero appunto, stando attenti a non toccare lo strumento.

Il cartoncino nero si toglie qualche secondo dopo aver iniziato lo scatto.

Questo perchè nonostante l’impostazione di ribaltamento dello specchio della reflex, appena inizia lo scatto si creano comunque delle vibrazioni dovute all’otturatore della macchinetta, che per quanto minime sono amplificate dagli ingrandimenti spinti del telescopio.

Ci vogliono una decina di secondi per eliminare queste vibrazioni.

La foto della luna invece è una somma di circa 50 frame ricavati da un video realizzato sempre con la canon 7d al fuoco diretto del telescopio.

Anche qui voglio riportare qualche numero per capire meglio cosa si stà guardando, e per farlo ho aggiunto questa foto con dei riferimenti di diametri e altezze.

 clicca sulle immagini per ingrandire

Firmware canon 5D Mark III

Canon EOS 5D Mark III: nuovo firmware versione 1.2.1

Canon ha rilasciato un nuovo aggiornamento firmware, versione 1.2.1 per Canon EOS 5D Mark III
Grandi novità e soluzioni soprattutto per chi opera nel settore video, infatti con questa versione firmware
abbiamo l’uscita video non compressa a 8 bit con timecode sull’uscita hdmi.

Ma secondo me la novità più importante è la messa a fuoco con obiettivi f 8 con punto centrale a croce,
questo ci consente la messa a fuoco automatica del punto AF centrale anche quando usiamo combinazioni di duplicatore e obiettivo che arrivano appunto a f 8

Facciamo un esempio pratico, possiamo montare il 100-400 canon f5,6 con moltiplicatore 1,4X e avere la messa a fuoco automatica nel punto centrale.

Un’altra novità importante è la risoluzione del problema in cui il valore della lunghezza focale elencato nelle
informazioni EXIF non viene visualizzato correttamente per le immagini scattate utilizzando
l’obiettivo EF 24-70 mm F4L IS USM, un problema che a volte riscontro anche con altre combinazioni
di reflex e obiettivi.

Aumenta la velocità di acquisizione della messa a fuoco della fotocamera quando si utilizza il raggio
ausiliario di messa a fuoco automatico di uno Speedlite Canon.

Risolve un problema che potrebbe verificarsi quando l’impostazione di priorità scatto continuo è
attivata per esposizioni multiple e dopo la sesta immagine acquisita si verifica una breve pausa
prima che il resto della sequenza venga completato.

La comunicazione con il trasmettitore di file wireless WFT-E7 tramite protocollo FTP è stata migliorata,
ora il trasferimento avvienecorrettamente viene visualizzato un valore “O” al contrario in caso di errore
viene visualizzato un valore “X”

Risolve inoltre un’altra serie di piccoli problemi come i malfunzionamenti con schede Eye-Fi, le linee guida
possono essere visualizzate correttamente quando si imposta il valore di limite massimo per l’opzione
[Setting the ISO Speed Range for Auto ISO/Impostazione dell’intervallo di velocità ISO per ISO automatico],e
infine anche un problema riguardante altre lingue del menù.

Il firmware è scaricabile dal sito ufficiale della canon oppure inserendo questo link
http://www.canon.it/Support/Consumer_Products/products/cameras/Digital_SLR/EOS_5D_Mark_III.aspx?type=download&page=1

 

Indicazioni per l’installazione del firmware:

Copiare il firmware dal nostro pc alla scheda CF

Inserire la scheda CF con il firmware nella fotocamera e accendere l’interruttore di alimentazione <ON>.


Ruotare il selettore di modalità per selezionare la modalità <P> (o una delle altre modalità della zona creativa).
Accendere l’interruttore di alimentazione <ON>, quindi premere il pulsante <MENU> per visualizzare il menu.

Dopo aver selezionato “Firmware Ver.xxx”, premere il pulsante <SET>.  Apparirà la schermata di aggiornamento del firmware.

 

Se la schermata di aggiornamento del firmware non viene visualizzata sul monitor LCD, il file di aggiornamento del firmware potrebbe non essere stato correttamente copiato nella scheda CF, bisogna riprovare e partire dal punto (1).
Questo messaggio viene visualizzato sul monitor LCD, controllare la versione del file di aggiornamento del firmware.

Dopo aver controllato il file di aggiornamento del firmware, le versioni del file di aggiornamento del firmware verrà visualizzata sul display LCD come segue.

Ruotare la ghiera di controllo rapido, selezionare il firmware, quindi premere il pulsante <SET>. Verrà visualizzato il seguente messaggio.
Eseguire l’aggiornamento del firmware dopo aver confermato la versione da installare, selezionando [OK] con la ghiera di controllo rapido e premendo il pulsante <SET>.

 

 

 

 

Questo messaggio viene visualizzato durante l’aggiornamento.

 

 

 

 

Quando l’aggiornamento è completato, questo messaggio viene visualizzato sul display LCD.
Completare l’aggiornamento del firmware premendo il pulsante <SET>.
L’aggiornamento del firmware è completata.

 

Formattare la scheda CF prima di utilizzarla di nuovo.

Non fidatevi delle foto sul web

Non giudichiamo la nitidezza di un obbiettivo dal web

La valutazione di un’immagine è sicuramente un processo assai complicato e soggettivo,
se poi pensiamo di giudicare la nitidezza di un obbiettivo guardando un’immagine da 800 pixel,
salvata per il web direi che si rischiano brutte sorprese.
Infatti anche un micromosso o un leggero sfocato in un’immagine piccola sono difficilmente percepibili,
inoltre spesso un corretto lavoro di post produzione può ridurre il fenomeno.
Insomma dalle foto formato web, anche se bellissime, è impossibile giudicare la nitidezza di un obiettivo.

Prendiamo in esempio quest’immagine di un tronco fatta con due obiettivi diversi, (Sigma 120-400 e Canon 100-400) il tronchetto è abbastanza nitido in tutte e due le immagini.

Sigma 120-400

Canon 100-400

Ma se andiamo a prendere il particolare con un crop al 100% ecco che si nota tutta la differenza tra questi due obiettivi.

Confronto Sigma – Canon

e se ci spingiamo oltre si nota ancora di più come il sigma risulti meno nitido nei bordi, è molto più morbido del canon

Secondo confronto Sigma – Canon

Vedendo le prime due immagini non avremmo mai capito la reale differenza tra i due obiettivi e tanto meno la differenza di prezzo, avendo a disposizione un’immagine 100% del particolare tutto ci sembra più chiaro.

Quando si riduce una foto per il web, si ottiene un’immagine di bassa risoluzione e che spesso, per permettere alle pagine dei nostri siti di caricare velocemente, riduciamo anche di dimensioni.
Tutto questo può nascondere le differenze tra un’attrezzatura di qualità e un’attrezzatura economicha.
Quante volte una foto fatta con un buon telefono ci sembra perfetta ma poi vista su un pc a dimensioni reali notiamo difetti di rumore e nitidezza che non ci saremmo aspettati, ecco, questo è quello che più o meno succede con le immagini web.

Potremmo non vedere differenze tra una reflex di alto livello  o una piccola compatta.

Se si vuole scegliere un obbiettivo basandoci sulle foto del web, dobbiamo avere a disposizione per confronto, anche un ritaglio della stessa immagine al 100%,  allora possiamo andare più sicuri.
Si può percorrere anche la strada dei forum dedicati, ma vi consiglio di leggerne più di uno perchè anche lì
entriamo nella giungla della valutazione soggettiva.

 

: ringrazio Gianluca Ruggeri per avermi fornito le foto che abbiamo fatto con la sua attrezzatura.

Spazio Colore

Spazio colore

Gli spazi colore sRGB ed Adobe RGB 1998 sono due dei più usati spazi nella fotografia digitale. Se sia meglio usare l’uno o l’altro è e sarà sempre argomento di discussione.

Vediamo allora di capirci qualche cosa!

Lo spazio colore assegna una precisa gamma cromatica (gamut) all’immagine. I più comuni spazi oggi utilizzati sulle macchine fotografiche digitali sono appunto i seguenti:

sRGB,

Spazio colore standard per i vari dispositivi video, di stampa e web, creato da HP e Microsoft; presenta alcune limitazioni nello spazio del Ciano-Verde, per cui non riesce ad includere tutte le sfumature CMYK. Le immagini acquisite in sRGB sembrano più sature di quelle Adobe RGB, ma hanno un numero minore di sfumature.

ADOBE RGB (1998),

Spazio colore creato da Adobe per le stampanti CMYK; produce immagini meno sature ma più ricche di sfumature, anche se poi i monitor non sono in grado di mostrarlo.

La differenza principale fra gli spazi colore è quindi la diversa gamma cromatica (gamut) che può essere registrata.

L’immagine che segue può dare un’idea dell’estensione del gamut di Adobe RGB rispetto a quello sRGB nel caso di ombre (luminanza 25%), toni intermedi (luminanza 50%) e toni alti (luminanza 75%).

Verrebbe da dire che spazio migliore da utilizzare sia Adobe RGB ma la risposta non è cosi scontata. La scelta è in base alla funzione, non in base alla gamma. La più ampia gamma di colore di  Adobe RGB non è completamente riproducibile dai monitor, pertanto dovremmo gestire un maggior numero di colori che però non visualizzeremo in modo corretto durante la postproduzione.

Lo spazio sRGB è l’unico che consente di vedere a monitor (calibrato) l’immagine come verrà in stampa o sul web. Di conseguenza, se questa è la destinazione delle proprie immagini, allora lo spazio colore delle immagini finali deve essere sRGB, mentre quello di lavoro può anche essere Adobe RGB o nessuno (nel caso del RAW).

E’ anche da dire però a vantaggio di Adobe RGB che in postproduzione è sempre possibile convertire un’immagine che ha spazio colore Adobe RGB in un’immagine con spazio colore sRGB, ma non si può fare il processo inverso.

Quando si scatta in RAW, (spesso conviene e spiegheremo il perché) la cosa è molto più semplice.

Se si scatta in RAW la fotocamera ignora lo spazio colore. Questo viene applicato in postproduzione tramite il software usato per la conversione. Se invece si fotografa direttamente in JPEG, allora è determinante impostare lo spazio colore nel menu della fotocamera.

Il RAW è un formato grezzo che accumula tutti i dati di scatto, li memorizza ma non li processa definitivamente, lasciando a noi la possibilità di scegliere molti dei parametri in postproduzione, e quindi  ci permette di scegliere lo spazio colore nella fase di conversione del file in jpeg, in base all’uso che dovremmo fare della nostra immagine.

Non ci sono canali del rosso, verde e blu ma solo un singolo flusso di dati che contiene informazioni sul verde (50% dei dati), sul rosso (25%) e sul blu (25%), più una serie di metadati che rappresentano lo stato della fotocamera (bilanciamento del bianco, saturazione, contrasto e così via). Le percentuali si riferiscono a fotocamera dotate di sensore con filtro di Bayer (praticamente il 90%)

Il gamut totale di un file RAW tipico è più grande di quello di questi spazi colore.

Il sensore cattura molto di più di quanto lo spazio colore Adobe RGB possa rappresentare. E’ chiaro quindi che una conversione in Adobe RGB o sRGB ci fa perdere informazioni. Il file RAW, invece, le contiene tutte.

Altri profili colore

ProPhotoRGB: usato dal programma Lightroom, per i professionisti, ha un gamut a 16 bit ancora più ampio dell’AdobeRGB.
Nel grafico riportato sopra viene confrontato lo spazio LAB con lo spazio ProPhoto RGB e con lo spazio Adobe RGB. Il confronto è utile perchè lo spazio LAB è l’unico che rappresenta come l’occhio umano vede il colore; in un certo senso si può dire che rappresenta l’estensione dell’occhio umano: tutto ciò che sta fuori allo spazio LAB non è percepito dall’uomo.

LAB: questo è uno spazio importante, molto utilizzato come spazio di passaggio nelle conversioni tra spazi di colore. Viene utilizzato anche nel fotoritocco grazie alla sua particolare costruzione, costituita da un asse L di luminosità (quindi dal bianco al nero), e da due assi di colore a e b. Molte operazioni eseguite solo sul canale L (esempio tipico: lo sharpening) sono molto efficaci perché non intervengono sui canali colore.

Conclusioni:

Se dobbiamo mandare in stampa, o la destinazione finale è internet, è preferibile un profilo colore sRGB, gli altri sono poco gestiti e alla fine è meglio farsi da se la conversione.

L’utilizzo di Adobe RGB è una delle principali cause di colori che non corrispondono tra monitor e stampa.

Adobe RGB teoricamente può rappresentare una più ampia gamma di colori, tuttavia:
dal momento che Adobe RGB stringe i colori in una gamma più ridotta, l’intera gamma sarà rappresentata solo se si ha il software corretto per leggerlo.

In pratica se si è fotografi professionisti e gestiamo direttamente la stampa allora il profilo da usare è Adobe RGB, in stampe di grande formato saranno ben rappresentate tutte le tonalità e avendo sempre davanti il risultato potremmo gestire al meglio le sfumature di colore.

Ricordiamo anche che da Adobe RGB possiamo passare a sRGB ma non viceversa.

Il formato RAW mette d’accordo tutti.

 

Note personali:

Se fotografo un’evento sportivo utilizzo sRGB, primo perché la destinazione sarà il web o una stampa il massimo delle volte 20×30, e poi perché tornando a casa con migliaia di immagini non abbiamo molto tempo per la post-produzione e quindi scatto direttamente in jpg. Massimo il giorno dopo le immagini devono essere visionabili sul web.

Per le altre situazioni, editoria, stampa grande formato, birdwatching, paesaggi ecc. è preferibile il formato RAW senza dubbio e poi il profilo lo daremo in base all’utilizzo.

Tubi di prolunga

Tubi di Prolunga

Qualsiasi fotografo naturalista vorrà prima o poi avvicinarsi al piccolo mondo della macrofotografia per vedere e ammirare quello che  i nostri occhi non sono abituati ad ammirare,  particolari quasi invisibili senza una giusta attrezzatura.

Con il termine macro viene definita quella foto con fattore di ingrandimento 1:1, cioè quando l’immagine proiettata sul sensore è delle stesse dimensioni del soggetto. A volte vedremo foto classificate macro anche con ingrandimenti minori, questo perchè vengono chiamate così anche foto di soggetti comunque piccoli.

Gli obiettivi macro hanno un costo abbastanza elevato ma esiste un modo più economico per avvicinarsi a questo tipo di fotografia, anche se chiaramente con alcuni limiti, i tubi di prolunga.

I tubi di prolunga vengono montati tra l’obiettivo e il corpo macchina creando quindi una maggiore distanza tra la lente e il sensore. Si riduce cosi la minima distanza di messa a fuoco dell’obiettivo e ciò determina un maggior ingrandimento del soggetto.

Più la lunghezza focale è corta e più la distanza di messa a fuoco diminuisce, ricordiamo anche che la profondità di campo sarà ridottissima.

Un tubo macro è praticamente un tubo vuoto, con gli attacchi giusti per la vostra reflex, vengono venduti in varie lunghezze, quelli mostrati nella foto sono praticamente 3 parti separabili di lunghezze diverse, ne esistono in commercio molti tipi.

Una volta montato il tutto, dobbiamo armarci di pazienza perchè questi tubi sono si economici ma hanno dei limiti, il primo fra tutti è la regolazione del diaframma, questo perchè non hanno l’elettronica per gestire automaticamente la reflex. Disattiviamo anche la messa a fuoco automatica e procediamo in questo modo, tutto manuale.

Se proviamo a mettere a fuoco con la ghiera dell’obiettivo, calcolando anche che il piano di messa a fuoco è ridottissimo, si nota subito che è diventato praticamente uno zoom, quindi conviene impostare la messa a fuoco al maggiore ingrandimento possibile e spostare noi la fotocamera più avanti o indietro fino al punto giusto di messa a fuoco.

Basteranno pochi millimetri più avanti o indietro per cambiare completamente la messa fuoco.

La foto del grillo è stata realizzata con i tubi (combinazione 1-2) e un’ obiettivo 17-85 canon.

Possiamo usare i tubi anche con focali maggiori per non avvicinarci troppo, ma ricordiamo che ogni minima vibrazione sarà catastrofica, quindi meglio usare un treppiedi.

Ripeto che con questo sistema dobbiamo armarci di pazienza, prima di provare a riprendere qualche insetto, alleniamoci in casa con un oggetto qualsiasi o un fiore sul balcone, in modo da capirne bene il funzionamento.

Come detto in precedenza esistono vari tipi di tubi, quelli economici (nella foto) costano intorno ai 15-20 euro, ci sono poi in commercio anche tubi di prolunga che mantengono gli automatismi, sia dell’esposizione che del diaframmama, i costi si aggirano intorno ai 100 euro.

Le lunghezze classiche dei tubi sono di 12-20-36 mm, o 13-21-31 mm, sommando le varie combinazioni avremo distanze in millimetri del piano focale, cambiando così anche il fattore di ingrandimento.

 

 

 

Fotografare la neve

Avete mai provato a prendere le foto di un paesaggio invernale coperto di splendita neve bianca?

E, che la neve in tutte le vostre foto finisca sempre per essere grigia, al posto di quella bella bianca?

Il “problema neve grigia” è molto comune, e accade perché l’esposimetro della fotocamera è tarato, sul grigio medio,  che riflette il 18% della luce.

Questa taratura è ottimale per la maggior parte dei casi, purtroppo però quando l’esposimetro è puntato su qualcosa di bianco, o di nero, la lettura non è più cosi precisa, in quanto lui tenta di riportare tutto al grigio 18%

Quando si inquadra la neve, il nostro esposimetro viene ingannato e  pensa solo che si sta cercando di fotografare un soggetto grigio in luce più intensa, a questo punto automaticamente sottoespone la nostra foto.

Il modo più semplice per ottenere una corretta esposizione per le vostre foto della neve è quello di utilizzare la compensazione dell’esposizione.

Esposizione automatica

Di solito, l’impostazione della compensazione dell’esposizione tra +1 e +2 vi darà una buona esposizione per le scene innevate.

Compensazione esposizione +1 2/3

Prima di iniziare a fotografare si può effettuare qualche scatto di prova concentrandosi sull’istogramma dei livelli, per capire quale è la  correzione da apportare.

Ricordiamo che  è molto più difficile recuperare fotografie “bruciate” che fotografie sottoesposte.

Si può utilizzare anche il sistema del cartoncino grigio al 18% ma il più delle volte non ne abbiamo ne il tempo ne la possibilità.

Comunque se vogliamo possiamo provare.

Tenere il cartoncino grigio di fronte all’obiettivo, in modo che copra l’intero fotogramma.

Scatta una foto, e prendiamo il dato di esposizione
Passare alla modalità manuale, impostiamo l’esposizione di cui sopra, anche se la fotocamera ci dirà che è un’esposizione elevata.

Comporre il paesaggio innevato, e premere il pulsante di scatto!

 

BILANCIAMENTO BIANCO

L’altra cosa che può essere un po’ complicata è il giusto bilanciamento del bianco.

Ricordo che è sempre preferibile scattare in formato RAW, proprio per effettuare alcune regolazioni come il bilanciamento del bianco.

Dopo aver esposto a destra, possiamo provare ad  impostare il bilanciamento del bianco su luce flash al posto della regolazione automatica. Questo di solito darà un risultato leggermente più caldo in quanto è progettato per compensare il colore leggermente blu bianco di illuminazione flash.

Bilanciamento bianco automatico

Bilanciamento bianco Flash

Bilanciamento bianco Ombra

In questa ultima foto  il bilanciamento del bianco è impostato su ombra visto che il paesaggio era in ombra

Io preferisco fare la mia regolazione del bilanciamento del bianco in Adobe Camera RAW sul mio computer. In questo modo posso fare una regolazione fine e ottenere esattamente quello che voglio.

 

Consiglio:

Ricordiamoci che siamo in ambienti freddi, quindi la batteria avrà una durata minore, e se la sessione fotografica prevede alcune ore di tempo, consiglio una seconda o anche terza batteria di scorta da portare in una tasca interna della nostra giacca dove sicuramente è più caldo.