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Nebulosa L’uomo che corre

Un uomo in fuga da Orione

La nebulosa Running Man (è intuibile la forma di un uomo che corre da destra verso sinistra) è una nebulosa ad emissione e a riflessione nella costellazione di Orione; fa parte di un grande complesso nebuloso in cui è attiva la formazione di nuove stelle. La nebulosa si mostra con un colore azzurro dovuto alla riflessione della luce di giovani stelle azzurre, (42 Orionis è la più intensa) mentre la parte centrale è di colore rosso (a causa dell’emissione luminosa che avviene per la maggior parte nella riga dell’idrogeno) classico delle nebulose ad emissione. Tutto intorno, nubi di polveri e gas (nubi molecolari), culla di nuove stelle. Nel primo commento immagine dell’uomo che corre. Telescopio 71sdq+camera asi 183mc raffreddata a -5°c60 light frame+31 dark + filtro l-enanche2

Nebulosa di Orione

Sicuramente la più famosa e una delle più brillanti del cielo notturno. La Nebulosa di Orione è un esempio di “fornace” in cui le stelle prendono vita; varie osservazioni hanno infatti rilevato all’interno della nebulosa circa 700 stelle in vari stadi di sviluppo. Le stelle si formano quando nubi di idrogeno molecolare ed altri gas in una regione HII si contraggono a causa della loro stessa gravità. La nube centrale cresce rapidamente e il gas interno si riscalda a causa della conversione dell’energia potenziale gravitazionale in energia termica. Quando la temperatura e la pressione raggiungono livelli altissimi, inizia la fusione nucleare che dà origine alla protostella. Poiché l’elemento più abbondante all’interno di queste nebulose è l’idrogeno, il colore più comune che assumono è il rosso, legato alla ionizzazione di quell’elemento. Se sono presenti anche altri elementi a essere ionizzati, come l’elio, l’ossigeno, o l’azoto, le nebulose appaiono anche di colore blu-azzurro e verde. E’ la regione di formazione stellare più vicina al Sistema solare. La sua distanza è di circa 1350 anni luce. (se vogliamo conoscere la distanza in km basta moltiplicare 1350 per 9460 miliardi) Dati: Light: 50x180sec – 30×240 sec – 15x120sec gain 150 + 31 dark Software – sharpCap + Pixinsight + camera raw – Camera asi 183 raffreddata a -10°c – Telescopio 71 sdq

Sermoneta

Scalinata del Belvedere. Visibile in lontananza la Torre del castello Caetani

Tecnica dell’HDR con 5 scatti. La prima con esposizione ottimale, poi 2 sovraesposte e 2 sottoesposte di 1 stop per vari recuperi di luci e ombre.

Grazie Astronomia.com

La foto della nebulosa Rosetta viene scelta come foto astronomica del giorno 25 settembre. Grazie alla redazione di Astronomia.com

Two Galaxies in one photo

Photo of the milky way taken outward and not the galactic center. Two Galaxies in one photo. Our Milky way and Andromeda Galaxy on the right.

Un ringraziamento alla redazione della rivista Coelum per aver scelto una mia foto.
https://www.coelum.com/prodotto/coelum-astronomia-n-264-anno-xxvi-v-23


Photo made from Italy – Jenne

Con Astroinseguitore

SOPRA LE NOSTRE TESTE

Proprio sopra le nostre teste, in queste serate estive, si trova uno dei gruppi nebulosi-molecolari più estesi del cielo. E’ il complesso nebuloso molecolare del Cigno (la costellazione che lo ospita per cosi dire. Grafica nel primo commento). Si tratta di una delle aree di formazione stellare più turbolente della nostra Galassia, nonché del complesso nebuloso molecolare più grande conosciuto nella Via Lattea.

Al suo interno alcune stelle molto luminose ben visibili come Deneb (nome che deriva dall’espressione araba Dhaneb, che significa coda, perché situata nella coda del Cigno) e Sadr (nome che deriva dall’arabo “busto” proprio perché al centro del Cigno)

Per questo scatto è stato utilizzato un astroinseguitore ma senza autoguida da computer. Quindi bisogna stazionare bene verso il polo nord e poi andare a cercare manualmente la zona di cielo che vogliamo riprendere. A quel punto, se lo stazionamento è stato fatto bene, avremo stelle puntiformi anche per esposizioni di qualche minuto se riprendiamo con focali non troppo elevate. Per questa foto sono stati fatti 52 scatti da 30 secondi ad una focale di 70mm ad iso 1600. E’ stato usato un filtro antiinquinamento luminoso. Camera Canon eos R6 Mirrorless. La somma dei 52 scatti è stata sviluppata con il programma gratuito “Deep Sky Stacker” a cui sono stati aggiunti anche 21 dark frame. Ricordo che i dark frame sono scatti effettuati con gli stessi identici parametri ma con il tappo sull’obbiettivo. Questo per permettere al programma di sottrarre un po’ di rumore termico alla foto. In questo caso devono essere fatti immediatamente aver acquisito i light frame per averli alla stessa temperatura. L’immagine che ci restituisce il programma è un TIFF a 32 bit, (abbiamo scattato in RAW) quindi molto profonda come segnale, e bisogna andarlo a tirare fuori perché c’è. Il segnale c’è, è il programma che non riesce subito a farcelo vedere proprio perché ha una profondità molto elevata. Bisogna lavorare di livelli e strecciare più volte l’immagine fino a far uscire la foto. Ecco perché nella fotografia astronomica si parla ancora di sviluppo della foto nonostante si lavori in digitale con programmi appositi.

Il Tuffatore e il polarizzatore

Il merlo acquaiolo, anche noto come passero tuffatore

Per poter fare una foto come questa non serve soltanto un tempo molto veloce e una bella raffica, quello che è servito è stato il filtro polarizzatore. Per fare cosa? Per poter vedere la parte facciale dell’uccello sotto la superficie dell’acqua. Infatti è ben visibile l’occhio e il becco che vanno a pesca nonostante siano sotto l’acqua.

Inutile dire che l’appostamento è durato tanto e le raffiche di foto si sono sprecate, ma poi con la pazienza arriva lo scatto giusto.

Dati: Canon mirrorless R6 – T.1/1000 sec – f/5,6 – focale 400mm – Esposizione -0,3

Il Sole in H-alpha

Serie di riprese delle protuberanze, della fotosfera e di macchie solari con telescopio Coronado solarmax III e riprese effettuate con telecamere asi 183mc e asi 294

Come vengono effettuate le riprese del sole in h-alpha: Per prima cosa non si fanno delle foto ma bensì dei filmati con esposizioni diverse per la fotosfera oppure per le protuberanza.

Io acquisisco i filmati con il programma SharpCap. Una serie per la fotosfera, e una serie un pò più sovraesposta per le protuberanze. I file sono composti da 3000 a 6000 frame. Il filmato viene poi dato in pasto al programma Autostakkert che analizza i frame e ci rilascia un grafico qualitativo. Sta poi a noi decidere quanti frame usare per ottenere una buona immagine, diciamo che di media si usa dal 5 al 10% dei frame.

Il programma ci rilascia le 2 foto in formato tif (una per la fotosfera e una per le protuberanze) che poi andremo a sommare con photoshop.

Sul web esistono molti tutorial sul procedimento di acquisizione e di elaborazione.

 

Le luci del nord

Aurora è la parola latina per indicare l’alba, mentre Borea è il nome greco per il vento del nord.

Ci vogliono tre ingredienti per generare le aurore: un’atmosfera, delle particelle cariche ed energetiche, e un campo magnetico. La nostra Terra possiede atmosfera e campo magnetico, mentre le particelle cariche ce le mette il nostro Sole, per mezzo del vento solare. Dopo aver attraversato lo spazio che ci separa dal Sole gli elettroni e i protoni del vento solare arrivano nei pressi della Terra e incontrano il campo magnetico terrestre (che le indirizza verso i poli) e la nostra atmosfera fatta per il 78% di azoto e per il 21% di ossigeno.

Sono proprio questi due elementi a produrre i diversi colori quando appunto le particelle del vento solare si scontrano con gli atomi che compongono la nostra atmosfera. L’ossigeno atomico è responsabile del colore verde (lunghezza d’onda 557,7 nm) e l’ossigeno molecolare per il rosso (630 nm). L’azoto causa il colore blu-magenta.

Rende il tutto più magico sapere che questo spettacolo avviene a circa 100 chilometri sopra la nostra testa.

L’aurora in queste foto è stata ripresa dalle isole Lofoten in Norvegia ed è il risultato di 3 serate diverse.

Le impostazioni ISO della macchina fotografica variavano tra i 1800 e 3200 a seconda dei momenti di diversa intensità della luce. Anche i tempi di scatto erano variabili, e andavano da 4 secondi ai 15 secondi. Bisogna sempre prestare bene attenzione al movimento della luce dell’aurora che a tratti sembra veramente una tenda esposta al vento. Se il movimento è lento è preferibile abbassare gli iso e aumentare di qualche secondo l’esposizione, altrimenti si fa perfettamente il contrario per fare in modo che la luce non diventi una striscia verde e sfuocata senza alcuna trama.

Successivamente nella sezione “le ultime foto” spiegheremo con più dettagli la ripresa e lo sviluppo con software di alcune foto in particolare.

Rorbuer riflessi sul mare

Iniziamo con i dati di scatto: Tempo 10 secondi – f18 – iso 100

Per avere un tempo di esposizione cosi lungo in pieno giorno, che serviva per creare l’effetto velo sul mare, naturalmente non basta chiudere il diaframma e usare bassi iso, abbiamo bisogno di un filtro ND. In questo caso è stato usato un filtro nd500 (allungando i tempi di 9 stop). E’ stato poi inserito insieme al filtro nd anche un filtro polarizzatore per esaltare di più l’effetto del riflesso sull’acqua. Per far emergere un po’ di più il riflesso basta regolare i livelli con qualsiasi programma di sviluppo foto e aumentare leggermente il contrasto. Per chi usa Photoshop è consigliabile fare una maschera di livello e contrastare soltanto la parte che ci interessa.